Malattia del sonno – malattia del buco – bloat – Flagellati

Sintomi:

  • Pesce letargico;
  • La livrea si scurisce:
  • Dimagrimento (gli occhi conseguentemente sporgenti);
  • Feci chiare e filamentose;
  • Il cibo viene ingerito e poi risputato;
  • Buchi sulla faccia o testa (riscontrato maggiormente nei discus e negli scalari);
  • Bloat ovvero gonfiore della parte ventrale (riscontrato nei pesci dei laghi africani in particolare).

Cause probabili:

  • Microrganismi: protozoi flagellati;
  • Stress causato da: spazio non adeguato, compagni di vasca non adeguati (sia come numero che come sesso), valori chimici dell’acqua non adeguati, alimentazione sbagliata e povera di vitamine. Per questo tipo di malattia una qualunque fonte di stress può ingenerare il problema (vedi sotto articolo).
  • Nei pesci dei laghi africani, soprattutto negli mbuna che vogliono un’alimentazione a prevalenza vegetale, consumare cibo proteico può favorire il bloat.

Come comportarsi:

Occorre sempre individuare la causa scatenante dello stress e porvi rimedio. Se non si osserva questo principio ogni cura risulterà inutile. Il/i pesci colpiti vanno isolati in vasca di quarantena. 

Rimedi naturali:

  • Termoterapia: A seconda della specie colpita aumentare gradualmente la temperatura oltre un massimo di tre gradi. Per i discus si può raggiungere anche la temperatura di 33 gradi. La cura va protratta per almeno 5 giorni. In questo tempo i pesci vengono tenuti a digiuno o incentivati saltuariamente. Si può somministrare un cucchiaino di magnesio ogni 100 litri (sale inglese) per favorire la defecazione ed espellere i flagellati. E’ dunque indispensabile pulire frequentemente il fondo.

Rimedi con medicinali:

PREMESSA: Quando si parla di medicinali questi devono essere prescritti da un veterinario che ha eseguito preventivamente un’analisi. Mi rendo ben conto che esiste una situazione ostativa a questo perché esistono pochi veterinari competenti in questa materia ed è difficile fargli visitare i nostri ospiti. Posso consigliare di fare una buona prevenzione e di intervenire subito con metodi naturali. Per i casi più gravi diventa d’obbligo utilizzare altri rimedi, anche farmacologici ma prima di farlo dobbiamo essere capaci di osservare i pesci e capire se necessario. 
Con una modica spesa possiamo individuare alcuni dei microorganismi responsabili di questa malattia anche a casa nostra. Leggi qui il mio approfondimento.
Infine bisogna spegnere le luci, inserire un aeratore, spegnere eventuali lampade uv, aumentare la temperatura di 3 gradi gradualmente.

  • Flagellol: agisce sui flagellati “Spironucleus” e “Hexamita” ma anche “Bodomas”, “Cryptobia” e “Protoopalina” quindi è indicato per i discus e gli scalari anche nel caso di malattia del buco nonché per i pesci del malawi per il bloat. Per le specifiche del trattamento allego qui il bugiardino (link).
  • Metronidazolo contenuto nel flagyl: Si consiglia di usare il formato farmaceutico denominato flagyl per comodità di impiego. Le pastiglie contengono il principio attivo in misura di 250 mg. Sebbene nel libro di Dieter Untergasser la dose consigliata sia una pastiglia ogni 50 litri, ad oggi essendo passati 30 anni è stata riscontrata una certa resistenza dei pesci agli antibiotici. Quindi di seguito le varie soluzioni:
    METODO A) La dose consigliata è una pastiglia polverizzata e disciolta  ogni 20/25 litri. Dopo 3 giorni cambiare 1/3 dell’acqua e se ci sono miglioramenti diminuire la temperatura gradualmente e riportare le condizioni alla normalità, altrimenti ripetere il ciclo.
    METODO B) La letteratura medica stabilisce che il Metronidazolo in soluzioni EV (endovena) ha 6-8 ore di emivita ed è sensibile alla luce solare (fonte). E’ presumibile pensare che utilizzando l’acqua come veicolo per far assorbire il farmaco tramite le branchie  (dunque direttamente nel sangue), la quantità realmente assunta sia molto inferiore al bisogno. Quindi è possibile procedere nel seguente modo: ogni 8 ore sostituire il 30% di acqua e ripristinare la dose. La durata è di 3 giorni (la consiglio solo nei casi più gravi). Di seguito importanti osservazioni:
      1. La terapia con pastiglia disciolta si applica quando il pesce non mangia; Se necessario si cambia l’acqua anche della metà e si ripete il ciclo. Successivamente quando il pesce mangia si procede con la somministrazione nel cibo medicato.
      2. Nel caso il pesce mangi da subito o abbia ripreso a mangiare dopo il ciclo con pastiglia disciolta, si somministra cibo medicato due volte al giorno per una settimana. Sul libro di Dietter Untergasser si consiglia una pappa preparata con cuore di bue, manzo e spinaci. Personalmente non sono d’accordo solo perché negli anni e per studi condotti da persone molto più qualificate di me, si è osservato che i flagellati prediligono le proteine animali. Per questo eviterei quest’ultime e per una preparazione più rapida si può tranquillamente usare il cibo che già si possiede. La ricetta proposta è quindi una variante semplificata da me. Clicca sul link per vedere.
      3. Nel caso si sia optato per la sola terapia in vasca, una volta terminato il ciclo, sostituita e filtrata l’acqua con carbone attivo, molti consigliano di ripeterlo dopo qualche giorno. Di fatto non è un cattivo consiglio perché il metronidazolo non uccide i flagellati ma ne impedisce la riproduzione e facilita l’espulsione. Le uova sono ancora presenti quindi la reiterazione è buona cosa. Dal mio punto di vista è meglio seguire la cura con il cibo e più sotto spiego perché. 

Esperienza personale
Il quadro generale è molto vasto. Parlare seriamente di malattie è un lavoro da professionisti. Qui comunico solo le mie osservazioni e la mia esperienza da appassionato. Se leggete questo post è perché ne volete sapere di più quindi per iniziare posso affermare che in questi 20 anni ho capito che la parola d’ordine è: “prevenzione e tempestività“.
Molti pesci tra cui ciclidi tra i quali discus, scalari, mbuna e tropheus convivono già con questi flagellati che evidentemente sono in simbiosi con il loro ospite.  Le analisi di laboratorio hanno dimostrato che pesci come i discus di allevamento (di ottimi allevamenti aggiungo), riprodotti e costantemente monitorati, non si portano dietro sgradite sorprese (purtroppo sembra anche che vi sia un uso preventivo di antibiotici). Pur potendo acquistare questi esemplari, non è detto che non vengano in contatto con esemplari portatori, ed è semplice per certe specie essere contagiati. I discus, ad esempio, amano cercare il cibo soffiando sul fondo ed è proprio li, nelle feci espulse, che si trovano i flagellati e le loro uova.
Ma visto che non possiamo essere sicuri di avere pesci “contaminati” cosa dobbiamo fare? In primo luogo è sempre buona cosa fare una quarantena. Lo è per tutti i pesci (anche per piante e gasteropodi) e per questi ciclidi in particolare. Il periodo di quarantena ci permetterà di osservare le feci, il comportamento e la presenza di alterazioni della livrea.
Un altro passo fondamentale è rispettare le esigenze dell’ospite ricopiandole dall’ambiente di provenienza. Francamente la maggior parte delle volte i pesci si ammalano per colpa nostra. Tantissimi si ostinano a comprare discus, scalari ecc.  (e già qui… comprare da chi?) da inserire in vasche piccole, con acqua chiara, neutra e munita di piante e luci troppo forti.
Con tutto questo voglio semplicemente dire che si devono eliminare le fonti di stress altrimenti i pesci si ammaleranno sempre. Non appena le difese immunitarie si abbasseranno i flagellati si faranno avanti. Curare un pesce che non ha a disposizione l’ambiente adeguato è un pesce condannato ad ammalarsi.

Vorrei soffermarmi anche sulla forma conosciuta come “malattia del buco” ovvero la forma che prende la stessa malattia in alcuni pesci come gli scalari. Spesso si è osservato che non sempre i flagellati sono i soli responsabili di questa malattia, ma lo sono anche la cattiva alimentazione e scarse condizioni igieniche. In taluni casi solo migliorando l’alimentazione la malattia regredisce ma non si risolve usando solo, ad esempio, il metradinazolo. E’ necessario un… lavoro coordinato.

Possiamo fare una diagnosi? Ci fosse sempre a disposizione il mio caro dottore Orazio Costa, direi di lasciare fare a gente come lui ma la realtà per noi acquariofili è ben più dura. Nella mia ricerca di rendere la vita dei miei pesciottoni migliore ho comprato un piccolo microscopio… No, non sono pazzo ho speso veramente poco sopratutto perché per individuare alcuni flagellati occorrono pochi ingrandimenti.
I flagellati Hexamita e Spironucleus sono visibili già a 120X. (foto al lato Spironucleus), mentre quello che si ritiene essere il maggior indiziato dei problemi dei discus è il flagellato Protopalina (foto sotto), bello grosso, visibile anche a 100X.

In altri casi non siamo così fortunati.  Il flagellato Cryptobia, che si ritiene essere responsabile del bloat nei ciclidi africani è molto piccolo, quindi non alla nostra portata.
Con un po’ di applicazione è possibile individuare nelle feci questi protozoi sia per la forma che per il tipo di movimento.
Quando gli accertamenti non sono alla nostra portata è meglio non improvvisare, e se siete inesperti contattate qualcuno che lo sia in mancanza di un veterinario. 

Vorrei spendere due parole per l’uso dei medicinali.
Dopo anni ho scoperto che molte volte gli antibiotici non uccidono il patogeno, bensì gli impediscono di riprodursi o indeboliscono il loro legame con l’ospite. Ma una complicanza della cura è la poca solubilità di certi medicinali e la loro “emivita”. Restano dunque due problemi da risolvere: eliminare le uova e favorire l’assimilazione in tempi brevi. 
Nella trattazione precedente ho specificato che se il pesce mangia è meglio approfittare della situazione ricorrendo al cibo medicato. Infatti assimilando il farmaco medicato saremo sicuri  che andrà diritto al centro del problema. Sarà compito nostro con la  pulizia del fondo a ridurre al minimo la possibilità di ulteriore contagio.

Conclusioni

Quando questo hobby inizia a crescere inevitabilmente ci si pone delle domande e si viene automaticamente catapultati in un mondo molto grande e complicato. Chimica, fisica, tecnica, malattie ecc. sono un elenco già fin troppo corposo. Trovarsi, inoltre, ad affrontare problematiche come la malattia del sonno (sopratutto dopo essersi documentati) potrebbe abbattere un tantino il morale. Non fatelo! Con pochi e mirarti accorgimenti non dovrete affrontare troppi problemi e se proprio dovesse accadere ci sono tanti come me pronti a dare una mano.

Roberto

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