Idropisia nei pesci

Sintomi:

  • Pesci gonfio sopratutto nella zona branchiale;
  • Nuoto non in asse;
  • Occhi sporgenti;

Cause probabili:

  • Condizioni igieniche scarse;
  • Fattori di stress vari (habitat o esigenze non rispettate);

Come comportarsi:

La malattia in questione è una bella gatta da pelare e per quanto mi è dato conoscere individuare l’agente eziologico non è facile e per un comune acquariofilo impossibile. Resta da osservare che particolari specie come poecilidi sono più portate ad avere questo tipo di malattia.

Come sempre il primo passo è quello di individuare la causa scatenante e ripristinare le condizioni ottimali di vivibilità sia per quanto riguarda le condizioni generali e il rispetto del biotopo di appartenenza.

Prima di disperare è meglio considerare anche che potrebbe trattarsi anche di un’infiammazione della vescica natatoria, che si ingrossa causando lo squilibrio nel nuoto. In questo caso: 

Rimedi naturali:

  • Mettere a dieta per circa 4 giorni il pesce, preferibilmente in una vasca dedicata. Il livello dell’acqua si potrà diminuire per aiutare il pesce nel nuoto che a causa del problema ha difficoltà nella navigazione. Infine, dopo la dieta, il pesce può essere alimentato con qualche pisello sbollentato e spelato. I piselli possiedono capacità anti infiammatorie. 

Se il gonfiore riguarda anche altre parti del corpo, causando l’innalzamento delle squame e i sintomi già descritti, oppure la semplice infiammazione viene lasciata peggiorare, è molto probabile che il pesce non sopravviva. E’ possibile provare un rimedio farmacologico che riprendo dal libro di Dieter Untergassen:

Rimedi con medicinali:

  • Tetetraciclina. Il medicinale può essere impiegato nell’acquario arredato come bagno prolungato, seguendo il dosaggio A (vedi sotto). Si filtra attraverso con lana sintetica oppure resina espansa pulita. Per il dosaggio B (ndr) si utlizza recipiente separato.
    L’acqua si colora. Varie specie di piante vengono danneggiate. Si consiglia l’impiego in un recipiente separato. Quando la tetetraciclina si decompone, l’acqua assume una colorazione rossastra. In questo caso la maggior parte dell’acqua deve essere cambiata
     
    Dose A: 1 g su 100 d’acqua, al massimo per una durata di quattro giorni.
    Dose B: 100 mg per 1 L d’acqua per una durata di 24 ore (solo in un recipiente separato). 
    Nel mangime B 5 (ndr: l’autore rimanda alla preparazione del cibo medicato. Vedi intanto la mia ricetta qui) vengono mischiati 750 mg di tetraciclina cloridrato su 100 g di cibo. Si somministra per 7 giorni, due volte al giorno con intervalli di 6 ore. Miscelare a 40 gradi
 
 

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