Ichthyophthirius (malattia dei puntini bianchi)

Sintomi:

  • I pesci presentano uno o più puntini bianchi di piccole dimensioni su diverse parti del corpo:
  • I pesci si sfregano sugli arredi oppure schizzano all’improvviso, la respirazione può essere accelerata.
  • I puntini dopo alcuni giorni spariscono per poi ritornare più numerosi.

Cause probabili:

  • Contagio dal protozoo ciliato Ichthyophthirius multifiliis ,
  • Sbalzo di valori a seguito di un intervento (cambio d’acqua frettoloso,  o a valori non idonei);
  • Sbalzo di valori dovuto a cause tecniche (interruzione corrente elettrica o malfunzionamento riscaldatore).
  • Stress provocato da: numero di coinquilini non adeguato, acqua sporca (valori no3 e po4 non idonei), numero maschi femmine non equilibrato.

Come comportarsi:

Prima di tutto bisogna individuare la causa scatenante della malattia e possibilmente rimuoverla (ad es. riportare le condizioni dell’acqua a valori ottimali) o se non è possibile perché si è trattato di uno sbalzo di valori già “rientrato”, evitare di riproporre lo stesso comportamento. In diverse malattie il/i malato/i devono essere spostati in vasca di quarantena, in questo caso deve essere curata tutta la vasca.

Premesse:


Di seguito troverete le possibili cure ma occorre sottolineare che indipendentemente dal metodo scelto bisogna fare i conti con la fisiologia del “paziente” e anche quella dell’ospite non voluto. La termoterapia che io stesso consiglio può variare a seconda della specie che ospitiamo. Si trattasse di discus la temperatura può arrivare fino a 35 gradi mentre per altre specie non se ne parla proprio, pena la morte. Ma a seconda dei casi il decorso può essere più veloce. Nel caso dei discus, considerato che questi protozoi variano il loro ciclo vitale anche in base alla temperatura, a 35 gradi completerebbero in 4 giorni il loro “tour” ma a 20 gradi parliamo di più di un mese! Quindi le indicazione dei tempi sono qui medie e vanno adattate ai casi specifici.

Altra premessa doverosa è la pulizia (frequente e profonda), il rispetto dei valori e l’uso dell’aeratore. Quest’ultimo (vedi mio articolo) nelle cure è importante perché il solo aumento della temperatura comporta una rarefazione dell’ossigeno e nel caso si usino altri rimedi, o addirittura medicinali, quest’ultimi abbattono considerevolmente lo stesso ossigeno. Nella cura dell’ichtyo c’è chi sostiene che avere più punti di uscita dall’aeratore comporterebbe una movimentazione tale dell’acqua da disturbare il nuoto dei ciliati (tomiti) durante la ricerca dell’ospite. Non ho riscontri scientifici a portata di mano ma sono sicuro che creare in vasche grandi più uscite è comunque una buona idea.

Attenzione agli altri ospiti. Infatti molti hanno acquari di comunità ed è probabile che ci siano anche piante più o meno resistenti o gasteropodi (lumache). Prima di decidere cosa fare considerate la possibilità di spostare e curare in maniera separata altri ospiti, optare per una cura più lunga ma adatta a tutti e spostare momentaneamente le piante.

Rimedi naturali:

  • Termoterapia: alle prime avvisaglie alzare lentamente la temperatura di 3 gradi (ogni specie ha sopportazioni diverse quindi prima documentarsi sul limite massimo) e somministrare cibo con vitamine (anche il succo d’aglio fresco va bene con cui bagnare il cibo). Protrarre il trattamento per 15 giorni (ricorda che la durata del ciclo vitale del protozoo varia a seconda della temperatura) e nel frattempo badare molto alla pulizia del fondo, effettuando frequenti pulizie del fondo e cambi d’acqua ogni due giorni.
  • Metodo del trasferimento: Occorre essere in possesso di diverse vaschette (7) contenenti solo acqua a valori adeguati. Il metodo consiste nel trasferire ogni 12 ore i pesci in una vasca diversa per poi ritornare alla prima dove, considerato il ciclo di vita del protozoo, tutti gli ospiti indesiderati sono morti. Ovviamente questo metodo è difficilmente applicabile e se ne può realizzare una versione ridotta anche con due vasche.
    Con le due vasche (non la principale)  ogni  12 ore i pesci vanno trasferiti e la vasca  usata va lavata. Il balletto, fatto rispettando tutti i valori a temperature leggermente più alte della norma, deve durare non meno di una settimana. Intanto bisogna non dimenticarsi della vasca principale che dovrà essere oggetto di termoterapia e frequenti pulizie del fondo.
  • Metodo del sale – bagno lungo: Il sale deve essere di tipo grosso e NON iodato (questo per avere un prodotto quanto più puro possibile). La vasca e tutti i suoi abitanti possono essere curati con un bagno lungo, e con una quantità di sale pari a 5 grammi per litro (per il calcolo totale fate riferimento alla portata netta della vasca). La cura va protratta mediamente per 15 giorni durante i quali si eseguiranno sempre frequenti pulizie del fondo e cambi d’acqua a temperatura adeguata e con il ripristino del sale in proporzione.
  • Metodo del sale – bagno veloce: Come per il metodo “lungo” il sale deve essere di tipo grosso e non iodato. Si prepara un contenitore in cui inserire acqua proveniente dalla vasca. Si inserisce una quantità di sale pari a 15 – 20 grammi a litro. La durata del bagno va da un minimo di 10 ad un massimo di 45 minuti. I pesci vanno tenuti a vista per individuare segni di insofferenza (oltre l’immediato respiro veloce causato dalla paura dello spostamento). Alcune specie come i corydoras  non sopportano molto il sale. Per loro è consigliabile un bagno lungo. Altre specie sono pur tolleranti è consigliabile diminuire la quantità di sale a 10 grammi a litro.

Rimedio :

  • Faunamor: Per quanto riguarda questo rimedio posso dire di averlo usato con successo. Vi basterà seguire le indicazione su cui voglio sottolineare un particolare: Nel bugiardino si raccomanda di spegnere il filtro o separare il materiale filtrante. Questo ovviamente non è possibile perché dopo il tempo previsto per la cura questo sarà da buttare e i pesci saranno tutti morti. Il senso dell’indicazione è quello di togliere i materiali filtranti e conservarli in maniera adeguata. Quindi è possibile inserire cannolicchi e spugne (se filtro interno) in un secchio movimentato da un aeratore oppure in una vaschetta preparata ad hoc che consenta una normale funzionamento. Se si tratta di un filtro esterno questo si stacca e si mette a lavorare altrove. Resta il fatto che nella vasca da curare l’acqua deve pur sempre essere cambiata regolarmente e spesso. Personalmente non posso che invitarvi a seguire le indicazioni ma per la mia esperienza si può benissimo lasciare il filtro in funzione,  facendo attenzione alle piante e ai gasteropodi che andranno trasferiti altrove. Alla fine della cura basterà inserire del carbone attivo.
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